IL SET. Le riprese della pellicola “Scarface” nell´atelier di Pianegonda


Ciak, si gira il film con l´attore sosia di Fabrizio Corona
Il protagonista decide di passare dalle foto dei Vip al business della “pillola dell´eterna giovinezza” Il fotografo è dietro le sbarre e così viene sostituito

Fabrizio Corona da re dei paparazzi a trafficante di pillole dell´eterna giovinezza in combutta con le multinazionali del farmaco. Niente nuove rivelazioni o filoni d´indagine sul famoso fotografo, attualmente dietro le sbarre, ma la sceneggiatura del film “Scarface la fuga", del regista Massimo Emilio Gobbi, che ieri era a Vicenza per girare parte della pellicola nella maison Franco Pianegonda. L´orafo, infatti, ospita un incontro di “lavoro" del nuovo Scarface, che arriverà fino a Vicenza per incontrare un magnate, da coinvolgere nella ricerca. Quest´ultimo, poi, farà spese pazze in gioielli della maison per la giovane e avvenente moglie.
Il fotografo, che comparirà di persona in spezzoni girati alcuni anni fa, non potrà ovviamente prendere parte alle riprese, ma sarà interpretato da Claudio Cichella, praticamente una goccia d´acqua. «Mentre per la parte di Belen - spiega il regista - non abbiamo ancora un volto». La troupe è arrivata in città ieri pomeriggio e ha cominciato ad allestire il set nella sede di piazza dei Signori. Tra la strumentazione anche una nuovissima macchina da presa digitale 4K.
«È la prima volta che questo tipo di telecamera viene utilizzato in un film italiano - spiega Gobbi -. I registi, infatti, di solito usano una 2K. Questa ha una risoluzione ancora migliore». Nello show room di Pianegonda ci sono il finto Corona, la sua giovanissima e ancora ingenua ultima fiamma (accompagnata sul set da mamma e papà), l´amante di colore, più adulta e scafata, l´amico che lo tradirà. E il titolare nei panni di se stesso.
«Conosco il regista - spiega - e mi ha chiamato sabato sera per propormi di girare nella mia maison, perché voleva una location lussuosa, che rispecchiasse l´ambiente in cui si muoveva Corona». La pellicola, che dovrebbe uscire il 4 dicembre, parte dalla fuga del fotografo e racconta l´Italia degli ultimi anni, tra festini, vip e paparazzi, sconfinando poi nel filone di Scarface.
«Il film si apre con Corona latitante a New York, che ripensa alla sua vita in Italia - racconta Gobbi -. In questa scena il protagonista sarà proprio Fabrizio stesso, con il quale l´ho girata nel 2010. Da qui si ripercorre la realtà di 10 anni di storia del Paese nella quale si è mosso Corona, compreso il Bunga Bunga. Da questi ricordi capisce che i veri delinquenti non sono quelli che ricattano con le foto, ma le multinazionali del farmaco. Così fa un “salto di qualità" e investe nella manipolazione genetica, per creare la pillola dell´eterna giovinezza, che rallenta l´invecchiamento fino a 120 anni. Il prezzo, però, è la vita di bambini mai nati, utilizzati nella ricerca». E la pillola, nel film, sarebbe diretta ai protagonisti del Bunga Bunga? "Se ci fosse una pillola che a 45 anni ti fa fermare l´invecchiamento per 10 e a 70 ti blocca di altri 15 chi sarebbe il primo a comprarla in Italia?».
Il traffico di pillole e la manipolazione genetica rappresentano un´evoluzione di Scarface, del quale Gobbi ha acquistato i diritti. «Lo Scarface del 1932 trafficava in alcol durante il protezionismo; quello del 1983 in droga; oggi l´ultima frontiera del crimine è la genetica, non certo le foto di Corona. La sua condanna a 13 anni grida vendetta».
@Il giornale di Vicenza 14/06/2013

Gara di film per ragazzi intitolata al Paparazzo

È stato istituito ad Asiago il premio cinematografico “Walter Santesso”

È stato istituito ad Asiago il premio cinematografico “Walter Santesso”. Il concorso, di caratura internazionale e rivolto ai film per ragazzi, è stato ideato dall´associazione culturale Altopiano Live Festival 7C ed è stato presentato ufficialmente nei giorni scorsi. La data per la prima edizione è ancora da definire; sarà comunque strutturato su cinque film dedicati ai ragazzi e vedrà il coinvolgimento degli studenti di tutti gli istituti comprensivi dell´Altopiano.
Walter Santesso era un attore e regista padovano molto amico dell´Altopiano. Divenuto famoso per aver ricoperto il ruolo del fotografo a caccia di scoop nel capolavoro felliniano “La dolce vita” (è lui Paparazzo, personaggio che poi darà il nome a tutta la categoria dei fotografi dei vip), Santesso si dedicò anche alla regia, girando alla fine degli anni Sessanta tra Canove e Asiago il lungometraggio “L´importanza di avere un cavallo”, pellicola che vinse il prestigioso premio come miglior film per ragazzi al Festival di Mar De Plata (Argentina).
In quell´opera il regista, nato a Vigonza nel 1931 e scomparso nel 2008, fece recitare numerosi bambini altopianesi. Vi partecipò anche il cameraman e videoproduttore asiaghese Ardelio Carli Paris, ideatore e promotore della rassegna internazionale, come segretario di edizione e aiuto scenografo. Una partecipazione che gettò le basi di un´amicizia durata per oltre 40 anni. E che Carli ha voluto onorare proprio con l´istituzione del concorso cinematografico.

© Il giornale di Vicenza 11/6/2013

 

«La Rai deve girare qui una serie come Dallas»

LETTERA DEL GIORNO - Il Giornale di Vicenza

4/6/2013

 

Dopo la batosta, anche se scontata, non ci resta che consolarci. Non c´è solo il calcio. Perché proprio in questi giorni la tappa vicentina del Giro è stata un trionfo: centinaia di migliaia di spettatori assiepati lungo il percorso da Gambellara, la Riviera Berica e sui colli Berici, al traguardo di viale Roma a Vicenza. Esultanti e composti hanno commosso il mondo che ci stava a guardare. Peccato per l´incidente, quello non ci voleva proprio, prima della dimenticanza televisiva della Rotonda e qualche giorno dopo ripassando da noi, scambiando per la villa più famosa al mondo un palazzetto sconosciuto. Tanti stranieri che speravano di vedere quel gioiello mentre la corsa gli passava davanti, adesso si domanderanno se era proprio Vicenza quella. Insomma un affronto che proprio non ci voleva, per di più commesso da mamma Rai che da queste parti preleva buona parte dei suoi ricavi finanziari. Ingrata oltreché madre snaturata.
Ci sono promesse in giro di riparazione; se è così la Rai dovrebbe preparare una fiction da girare fra i palazzi e le ville palladiane e da trasmettere per mesi se non anche per anni; una specie di “Dallas” per numero di puntate ma dalla trama ben più consistente. È il minimo.
Ma tornando al Giro: già il comitato preposto preannuncia grandi novità per le prossime edizioni e perfino il campionato del mondo, proprio qui da noi. È questo il rilancio che Vicenza e provincia chiedono. Speriamo. Ma intanto Vicenza dovrà puntare anche ad altri due appuntamenti che insieme concorrono a farla conoscere e più ancora apprezzare. Lo abbiamo suggerito, come associazione “Vicenza In Centro” al sindaco Achille Variati fresco del voto di riconferma. Primo: Vicenza che già fa parte della cordata delle città del Nordest per la candidatura di capitale della cultura europea 2019, dovrebbe farsi avanti per proporsi come capofila. Da tempo insistevamo perché Vicenza si ponesse a capo del gruppo guidato da Venezia. Ora dopo il ritiro del nostro capoluogo regionale, si è liberato il posto e Vicenza può, deve occupare la posizione di testa; ma potrebbe anche aspirare alla candidatura da sola. Non è necessario ricordare qui i titoli che la rendono da sempre una città singolare per la sua architettura, opera di quel protagonista unico al mondo, dichiarato dal Congresso americano il padre dell´architettura Usa. Che dovremmo dire noi allora? Di qui il secondo obiettivo: la creazione dell´università internazionale dell´architettura “Andrea Palladio”. Vicenza è una scuola aperta e averla finora trascurata rimane un mistero. Un ricordo personale. In un viaggio in Giordania, la guida del posto ci raccontava che studiando architettura a Venezia veniva invitata dall´insegnante di quella università di frequentare Vicenza e le sue architetture se voleva superare gli esami. Allora perché non ci diamo da fare noi vicentini, tutti?
Giovanni Bertacche

 

La vita dell´eroe diventa film. Il “corto” alla mostra di Venezia

CORNEDO. Stasera sarà presentato nella sala parrocchiale il libro scritto da Franco Lovato sul militare di Cereda
La vita dell´eroe diventa film. Il “corto” alla mostra di Venezia Luigi Albanese morì nel 1966 in Vietnam dopo avere ucciso sei cecchini e salvato il suo plotone
La storia dell´eroe del Vietnam nato a Cereda di Cornedo diventa un cortometraggio che sarà presentato al prossimo festival di Venezia.
Dall´estremo oriente arriva un forte richiamo destinato a rimanere per sempre nella storia di Cereda di Cornedo Vicentino.
Nella frazione il 27 aprile 1946 nacque Luigi Albanese, che la guerra del Vietnam ha restituito come eroe dopo un´azione che gli valse, unico italiano, la medaglia d´onore del Congresso degli Stati Uniti, la più alta onorificenza militare americana.
Il 1 dicembre 1966 in un paesino vientnamita ingaggiò una serie di conflitti a fuoco, durante i quali uccise 8 cecchini viet, prima di cadere, ma consentendo così al suo plotone di salvarsi. Per questo il Congresso americano gli ha deputato l´alto riconoscimento.
“Echi di pianto dall´In-docina Francese”, è il libro scritto da Franco Lovato con la collaborazione di Giannino Danieli del Giornale di Vicenza, che sarà presentato questa sera alle 20.30, nella nuova sala parrocchiale di Cornedo (ex Cinema Odeon), in piazza Aldo Moro.
Il nucleo centrale del libro racconta la storia di Albanese, a partire dai due anni trascorsi a Cereda con una testimonianza toccante di Ilva Maria Maule, la zia materna di Luigi. Ma c´è anche il racconto altrettanto struggente della sorella Rosita Rosi, nata quattro anni dopo Luigi, che vive a Seattle. In America sono stati raccolti pure i ricordi di alcuni commilitoni di Luigi in Vietnam, così come quelli di qualche amico che ha trascorso i bei giorni della gioventù a Seattle.
A fare da cornice alla storia di Luigi un periodo storico che parte dal 1954, l´anno della Conferenza di Ginevra che spaccò in due il Vietnam al 17° parallelo, fino al 1979 anno della fine della dittatura dei Khmer Rossi in Cambogia.
Nel libro spiccano le interviste alla nipote di Pol Pot e al fotografo personale del dittatore cambogiano.
Il volume è stato editato dalla “SGI” di Torino, azienda fornitrice della RAI.
Nel corso della serata verrà anche proiettato il trailer del docufilm per la partecipazione alla 70.a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.
Intanto, da lunedì scorso una troupe composta dal regista Ezio Torta (“Timbuctù”), dall´operatore David Bertrand e dall´assistente Francesco Lurgo, con la supervisione di Nicola Miraglia, titolare della SGI, sta operando nella Vallata dell´Agno. Sono già state fatte riprese panoramiche con un ultraleggero.
Nelle contrade dove ha vissuto Luigi con i genitori e i parenti, sono state registrate interviste ai protagonisti che hanno contribuito alla realizzazione del libro.
Nella mattinata dell´altro giorno, c´è stata una ripresa anche all´interno della base Ederle di Vicenza con i ricordi di un reduce dalla Guerra in Vietnam.
Il docufilm contiene pure sequenze d´epoca significative della guerra in Vietnam.
Stasera anche la troupe con il regista Torta sarà presente nella nuova sala parrocchiale a Cornedo. Notizie si possono reperire cliccando sul sito www.viaggidistoria.it e su www.facebook.com/viaggidistoria.

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