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quadrato mostra 2014-2015

Come and film in Vicenza!

Vicenza Film Commission is an organization funded by Vicenzaè to promote the image of Vicenza all over the world. Vicenza Film Commission aims to promote the city and the province, in order to attract Italian and foreign filming productionsand at the same time develop the filming industry in the province by building new business chances.

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Vicenza Film Commission - official website
Spot tv
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Lo spot tedesco del Prosecco Mionetto, girato lo scorso settembre a Vicenza:

 
Sky cerca pubblico
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IGT VICENZA

 
Napolitano rivive la storia del padre nel film di Olmi
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L´altra sera a Roma le più alte cariche dello Stato hanno ammirato la pellicola sulla Grande Guerra Vicenza Film Commission guida il gruppo berico

giovedì 06 novembre 2014 CRONACA, pagina 24

Antonio Di Lorenzo
ROMA

olmi


Quando ha visto le prime immagini di Torneranno i prati scorrere sullo schermo, il Presidente Napolitano deve aver scorto in quel giovane tenente raccontato da Ermanno Olmi il volto riflesso di suo padre. Giovanni Napolitano, avvocato partenopeo e padre di Giorgio, la Grande Guerra la combatté proprio sull´Altopiano: fu sottotenente a cima Valbella. Quando tornò, nel 1919, scrisse un libro: “La volontà di vivere” per raccontare le sofferenze di quegli anni. Perché negli occhi dei suoi soldati vide quegli stessi sguardi stanchi, sfiniti, sfiduciati che Olmi dilata - grazie anche alla splendida fotografia del figlio Fabio - nei primi piani del film che si sofferma sui dettagli della vita in trincea e su quei volti di poveri soldati, infreddoliti, dimenticati dai generali e della Storia. Ha testimoniato il regista: «Ho voluto girare a 1800 metri per avere i veri volti del freddo». E al termine della prima, è rimbalzato il commento del protagonista, Claudio Santamaria, che abbraccia il ventisettenne Alessando Sperduti, il tenentino del film che nel foyer piange come un bambino: «Siamo rimasti quasi congelati per le riprese. I piedi non li sentivamo più. Ma la forza che ci ha trasmesso Ermanno in questo lavoro è stata straordinaria».
L´altra sera all´auditorium della Conciliazione, il Capo dello Stato era seduto al posto d´onore, assieme alla moglie Clio, per la prima del film di Olmi, una celebrazione antiretorica della Grande Guerra, girato sull´Altopiano, poco distante da casa sua. E in pellicola, alla faccia del digitale. A fare da corona al Capo dello Stato c´era mezza Repubblica, con i presidenti del Senato e della Camera, Grasso e Boldrini, il presidente della Corte Costituzionale, Giuseppe Tesauro, un buon numero di ministri, da Giannini a Franceschini. Folla dell´Italia del giornalismo e della cultura. Due nomi per tutti: Fabiola Gianotti, fresca di nomina a direttore del Cern di Ginevra, e Gabriele Salvatores. Il premio Oscar commenterà con parole di elogio il film: «Mi è piaciuta molto la poesia che trasmette, il distacco dalla pura cronaca per toccare sentimenti e discorsi più profondi».
Il film è quasi tutto in dialetto veneto, con sottotitoli in italiano. Risuonano i nomi a noi familiari, quelli dei soldati cui non saranno mai recapitate le lettere arrivate al fronte: Cortese, Menegozzo, Scaggiari, Fabris, Zonin, Carollo. Scorrono le immagini: gli ordini assurdi cui un capitano disobbedisce, le bombe che fanno tremare la trincea, la morte inflitta dai cecchini, quella cercata per suicidio, «perché è meglio morire qui che là fuori come bestie».
Il film, quasi senza musiche (tranne la tromba finale di Paolo Fresu) e quasi tutto in bianco e nero, arriva al cuore di milleottocento invitati, compresso un folto gruppo di asiaghesi, giunti in pullman e ripartiti all´una e mezza di notte, con in testa il sindaco Roberto Rigoni Stern, che pure ha avuto un piccolo ruolo nel film. Asiaghese di nascita e primario al San Bortolo di ematologia, c´è anche Francesco Rodeghiero assieme alla moglie Laura. Dopo qualche incertezza sull´assegnazione dei posti, che l´ha fatto parecchio arrabbiare, ha trovato la poltrona anche il vicepresidente del Veneto, Marino Zorzato, e il presidente del teatro Stabile del Veneto, Angelo Tabaro più un paio di senatori.
C´era anche un gruppo di vicentini, organizzati da Vicenza Film Commission, presente con Valdimiro Riva e Carla Padovan, che ha sostenuto l´impegno di Olmi: il sindaco di Vicenza e presidente della Provincia, Achille Variati (che ha celebrato il maestro vicentino dopo aver passato mezza giornata a litigare con il premier Renzi sui quattrini che le Province non hanno più) e il suo capo di Gabinetto, Dino Secco.
Olmi è presente con un videomessaggio che è una dicharazione d´affetto incondizionata verso il Capo dello Stato: «Ho sempre creduto di essere stato un raccontatore o comunque un artigiano del cinema - spiega seduto accanto al letto della sua stanza al San Raffaele di Milano -. Ho scoperto tardi che la mia vera vocazione è di essere popolo. E noi, popolo, caro Presidente Napolitano, la amiano moltissimo e le vogliamo bene». Elisabetta Olmi testimonia che il Presidente ha assicurato che telefonerà la mattina successiva al papà per ringraziarlo di queste parole.
Il film è dedicato al padre, che a 19 anni si arruolò nei bersaglieri, conobbe gli orrori del Carso e del Piave e raccontava al piccolo Ermanno piangendo quanto aveva sofferto nella Grande Guerra. 
La sua morale è quella del film, racchiusa nella frase conclusiva che appare nell´ultimo fotogramma: «La guerra è una brutta bestia, che gira per il mondo e non si ferma mai». Parole di Toni Lunardi, il pastore altopianese che con Tullio Kezich e Mario Rigoni Stern, e naturalmente Olmi, sceneggiò “I recuperanti” nel 1970. Dopo 44 anni, il cerchio si chiude. Olmi ritorna a quella guerra, con una consapevolezza antica ma nuova: la logica antimilitarista non basta, dobbiamo uscire dal tradimento della verità che ci ha reso finora complici: «La guerra è la più grande stupidità dell´umanità».

DA "IL GIORNALE DI VICENZA"

 

 
Ciak, si gira a Vicenza L´Olimpico è carioca
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Produzione brasiliana in città per le riprese del film “Diminuta” «Gioielli da far conoscere»
 
Il teatro Olimpico, ponte San Michele e il Conservatorio “Pedrollo” si trasformano in set cinematografico.
Cresce la curiosità intorno a “Diminuta”, la produzione brasiliana ambientata in Veneto e che racconta la storia di Cristian, un musicista carioca alla ricerca delle sue origini asiaghesi. Meglio, tranne Asolo e Padova, a quanto pare i paesaggi sono tutti nel Vicentino, sparsi tra il capoluogo, Bassano, Asiago e Marostica.
«Abbiamo scelto di girare negli ambienti meno noti del Veneto», spiega sorridente la produttrice Carla Luzzati, passaporto brasiliano ma antenati italianissimi. «In Brasile tutti apprezzano Venezia o Verona, ma nessuno conosce Vicenza e i suoi gioielli architettonici - dice -. Speriamo di incuriosire i brasiliani su questa terra e stimolarli a visitarla».
L´altra produttrice è Erica Bernardini, che come Luzzati vanta radici tricolore.
«È un film low budget - oss! erva - ma che offre ampio spazio ai giovani. Giovane il regista, Bruno Saglia; giovani gli attori; giovani le comparse; giovane la troupe, composta in gran parte da italiani». Sullo sfondo però un sogno: «La nostra ambizione è presentare la pellicola al Festival del cinema di Venezia», ammette sottovoce, scaramantica Carla Luzzati.
Le riprese di “Diminuta”, “Miniatura” in italiano, proseguiranno nel Vicentino ancora per tre giorni. Poi avverrà il montaggio e la post produzione.
«Stanno girando le scene conclusive, ambientate proprio all´Olimpico», rivela Luzzati accennando a quella sorta di formicaio impazzito che è il set, tra operatori, comparse, addetti alle luci e al suono, truccatori. Poi indica un uomo. «Lui è Reynaldo Gianecchini, il protagonista. È uno degli attori più quotati oggi in Brasile».
Per inciso, l´artista è conosciuto anche dal pubblico italiano. Quello femminile, s´intende.
! «Oltre a essere stato un modello ha recitato nelle telenovela! s “Terra nostra” e “Passione”», spiega la produttrice.
«Riporterò in Brasile il calore dei vicentini e il ricordo della loro ospitalità - chiosa Luzzati - e non smetterò mai di ringraziare la Regione, la Vicenza Film Commission, i Comuni che ci hanno ospitato e tutte le persone che ci hanno aiutato a lavorare al meglio». Sì d´accordo, ma questi vicentini avranno pure un difetto o no? Per la prima volta Carla Luzzati distoglie lo sguardo, quasi imbarazzata.
«Sono puntualissimi e guai a sbagliare orario. A proposito, entro le 14 dobbiamo finire di girare o ci chiudono dentro», scherza. È l´ultimo sorriso che vale un congedo; è il cinema, bellezza.

© IL GIORNALE DI VICENZA

 
Workshop sulla produzione cinematografica
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25/26 OTTOBRE :
PRODUZIONE: SVILUPPO E FATTIBILITÀ DI UN PROGETTO
Francesco Bonsembiante

22/23 NOVEMBRE:
DIREZIONE DELLA FOTOGRAFIA 
Alessandro Pesci

28/29/30 NOVEMBRE:
IL SUONO IN PRESA DIRETTA
Alessandro Zanon e Alessandro Palmerini

Maggiori informazioni: www.bottegaindipendente.it

 
OTTOBRE/ NOVEMBRE Visite guidate sul set di Olmi
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"CINETURISMO CHE PASSIONE"- ESCURSIONE SUL SET DI OLMI

OLMI

 

In occasione dell'uscita nelle sale cinematografiche del film "TORNERANNO I PRATI" di Ermanno Olmi, girato interamente sull'Altopiano di Asiago, il Comune organizza delle VISITE GUIDATE GRATUITE alla "trincea" realizzata per le riprese in Località Val Giardini di Asiago.

Durata uscita:

2 ore; 10 minuti d'auto con mezzi propri

Visita per info: WWW.GUIDEALTOPIANO.COM o https://www.facebook.com/pages/Guide-Altopiano/549617888454105

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA ENTRO LE 18.00 DEL GIORNO PRECEDENTE L'ESCURSIONE

 
Spot TV alla Basilica Palladiana e al Teatro Olimpico
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spot mionetto

 
Torneranno i prati
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Servizio di 7Gold TelePadova

 
Olmi racconta la vita di trincea
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ASIAGO/1. Proseguono le riprese del film che racconta gli episodi quotidiani nella prima guerra mondiale sull´Altopiano.La neve ha imbiancato il set permettendo riprese invernali Ricostruita ai Larici la trincea dov´è ambientata la narrazione

Gerardo Rigoni da  Il giornale di Vicenza 26/11/2013

La neve caduta nei giorni scorsi, sia pur non particolarmente abbondante, si è rivelata alquanto preziosa per il set cinematografico che il regista Ermanno Olmi ha allestito sull´Altopiano. È stato possibile infatti girare già alcune delle scene che richiedono un´ambientazione invernale, con la neve appunto, mentre ci si aspettava di poterlo fare più avanti nella stagione. Per l´allestimento del set sono state prese in considerazione varie zone dell´Altopiano, come Val Giardini, giudicata però troppo vicina al paese, oppure l´ecomuseo sul monte Zebio, dove sono state sistemate delle trincee risalenti alla prima guerra mondiale, che tuttavia sono state considerate non adatte alle riprese. Si è deciso quindi di ricostruire una trincea in zona Larici, dove ambientare la storia.

IL RACCONTO. Il film “´14-´18”, questo il titolo, nasce in realtà quasi mezzo secolo fa, quando Olmi si stava occupando di un´altra sua celebre opera, “I recuperanti”, con la sceneggiatura dello stesso Olmi, di Tullio Kezich e di Mario Rigoni Stern. Il nuovo “´14 –´18” di Olmi parlerà della guerra narrata attraverso i ricordi di un pastore che visse da giovane soldato i combattimenti della prima guerra mondiale sull´Altopiano. Combattimenti che si svolsero proprio là dove, da anziano, fa pascolare i suoi animali, e dove da bambino aveva giocato e vissuto. I ricordi sono quelli di “Toni mato”, chiamato così per la sua vena estrosa, che si traduceva in una straordinaria capacità di raccontare storie. Storie di guerra appunto. Ma “Toni mato” è un personaggio vissuto realmente e che il regista bergamasco, altopianese d´adozione, conobbe durante le riprese de “I recuperanti”. «Nel ´69, mentre giravo “I recuperanti”, volli conoscere quegli uomini che, finita la guerra, si improvvisarono artificieri “scaricando” le bombe per sopravvivere tra queste montagne brulle - racconta Olmi - Uno di loro si chiamava proprio Toni mato, faceva il pastore, e durante le pause delle riprese raccontava tante storie risalenti alla prima guerra mondiale sui monti dell´Altopiano». «In quanto pastore, conosceva ogni angolo dell´Altopiano e quindi era prezioso per i reparti italiani accompagnando gli ufficiali alla scoperta del territorio - prosegue Olmi - Così ha conosciuto e ha vissuto storie straordinarie, gran parte delle quali sono finite in questa sceneggiatura».

TUTTO IN UNA NOTTE. La storia è ambientata all´interno di una trincea italiana e ha vari episodi, ciascuno con il proprio protagonista. Il tutto si svolge nell´arco di una sola nottata, nella quale però c´è tutta la guerra: morte, sofferenza, coraggio, paura. La notte è quella del plenilunio di fine autunno 1917, in una trincea situata sul fronte nord ovest. Il racconto è, appunto, quello di Toni mato, un vecchio di 80 anni che per tutta l´estate si sposta lungo il territorio altopianese con le greggi di altri. Per lui ogni punto di sosta ha una storia da raccontare, ed è lui stesso a narrarla ad un giovane incuriosito dai racconti del vecchio. Storie come quella in cui i soldati austriaci e gli italiani si scambiavano pane per sigarette nei pressi della Grotta del Lago, dove esiste una lapide ricorda la circostanza. Così il ragazzo porta a Toni dei sigari in cambio di un nuovo racconto, e il pastore continua a scandire episodi realmente accaduti tra i turni di guardia, la fatica di scavare i rifugi nella roccia, l´ordine di attacco. Un giorno Toni mato racconta dell´alpino conducente che ogni giorno portava con il mulo il rancio e la posta ai soldati di prima linea. L´alpino mentre saliva verso il fronte cantava. Saliva allo scoperto, sotto il tiro dei cecchini, ma senza temere il nemico. Perché cantava così bene che anche gli austriaci lo ascoltavano con commozione. Ma poi la guerra ha fatto irruzione sulla scena, portando morte e distruzione. E facendo tacere per sempre l´alpino conduttore cantante. «La Grande Guerra conservava ancora una sorta di umanità, che le guerre attuali hanno perso - conclude Ermanno Olmi - Allora tra soldati esistevano ancora atti di pietà, solidarietà, comunanza. Oggi invece, nelle guerra come nella vita quotidiana, non ci si guarda più in faccia».