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Vicenza, il set ideale per girare i migliori film !

Vicenza Film Commission  nasce nel 2001 per promuovere Vicenza e la sua provincia come location per tutti i tipi di produzioni (film, programmi televisivi, spot pubblicitari, serial televisivi, documentari e video clip).

Vicenza Film Commission ha come obiettivo principale la promozione del territorio, della città e di tutta la provincia, attraendo produzioni sia italiane che straniere e allo stesso tempo incentivando lo sviluppo dell'industria cinematografica sul territorio creando nuove opportunità di business.


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Vicenza Film Commission - sito ufficiale
Dai spazio al cinema!

spazio.cinema

 
Oscar, il jazzista ebreo sottratto alla furia nazista dal podestà di Arsiero
LA STORIA. Un trailer della pellicola sarà proiettato domenica allo Spazio Bixio di Vicenza
La vicenda di Oscar Klein, dopo la guerra trombettista dixieland di fama europea, al centro del film di Dennis Dellai in lavorazione
 
La vetrina della libreria all´inizio del corso è traboccante di titoli che a partire dal Diario di Anna Frank s´incaricano di ricordare, anche alle coscienze più pigre e all´occhio più distratto, la ricorrenza del Giorno della memoria. Qualche decina di metri più in là, in galleria, Dennis Dellai, classe ´61, giornalista professionista con il pallino del cinema, sta ripassando al computer le sequenze che compongono i 3 minuti del trailer di Oscar - secondo lungometraggio in arrivo dopo il clamoroso e meritato successo di Terre Rosse - scelti per essere proiettati domenica 29 allo Spazio Bixio di Vicenza nell´ambito del festival sui corti d´arte della Provincia.
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Un´altra vicenda ambientata nel Vicentino in epoca bellica, che trae spunto da una storia vera: quella del musicista austriaco Oscar Klein, ebreo, jazzista, che visse fra Thienese e Alto Vicentino e che grazie all´aiuto di un podestà (proprio così) entrò in contatto con una formazione partigiana riuscendo a riparare in Svizzera, salvandosi dai campi di concentramento tedeschi.Come ogni redazione che si rispetti, quella thienese del Giornale di Vicenza, di cui Dellai è il responsabile, è tappezzata di manifesti, tagli e ritagli di quotidiani e riviste, foto, calendari: tutto sotto il comune denominatore di vicende che in qualche modo sono collegate a chi questa e altre redazioni popola, anima, rende singolari, uniche, con la fatica di un lavoro che - chissà come - riesce sempre e comunque a entusiasmare. L´entusiasmo che Dellai riversa nel giornale è peraltro pari a quello che, nei ritagli di tempo, dedica al cinema: la sua antica passione. E la foto di quel diciassettenne armato di cinepresa nell´intento di realizzare «un film di spionaggio ambientato al tempo della Guerra fredda» (e naturalmente mai realizzato, come tanti sogni più o meno post-adolescenziali) è lì, su una parete, a certificarlo a chiunque passi nell´ufficio di corrispondenza.Però quel sogno è proseguito e ha preso altre forme, seguendo un filone di rigorosa ricostruzione storica sempre nel segno del “basso costo” («Bassissimo!») e di una passione così genuina e coinvolgente da lasciare increduli. E se oggi il nome di Dennis Dellai è pure su Wikipedia, è proprio anche grazie a Terre Rosse, storia d´amore nel cuore della guerra civile vissuta nel Vicentino, le cui prime copie in Dvd apparvero tre anni or sono e che continuano a essere vendute a privati, acquisite da biblioteche e enti culturali di tutta la Penisola: «Ieri ne sono state comperate tre... resto sempre sorpreso da questo successo», dice all´inizio dell´incontro. Ma cosa ha colpito in particolare Dellai e i suoi collaboratori, a partire dal fedele Giacomo Turbian, della storia di Oscar Klein al punto da spingerli a farne un film, anche questo nel segno della più genuina indipendenza?«Ci siamo ispirati a una storia vera - spiega il giornalista-regista - adattandola a qualche esigenza di copione per fare incontrare alcuni personaggi all´interno della vicenda. I Klein erano scappati dall´Austria durante le prime deportazioni quando Oscar aveva 16 anni. Andarono in un campo di prigionia al Sud, a Ferramonti, provincia di Cosenza. Poi vennero ad Arsiero: una vita tranquilla, anche se ufficialmente gli ebrei non potevano lavorare. Ma il podestà, interpretato da Carlo Properrzi Curti, fa in modo che il papà di Oscar, un sarto, continui a svolgere lavoretti per la propria e altre famiglie. Con l´8 settembre del 1943, tutto cambia e l´istituto alberghiero di Tonezza diventa punto di raccolta prima delle deportazioni in Germania. Oscar e i suoi, messi in contatto grazie al podestà con una formazione partigiana, e anche questa è storia vicentina, riusciranno a riparare in Svizzera e a salvarsi. Oscar divenne un jazzista di fama internazionale.

E' una vicenda che abbiamo scoperto grazie all´ex vicesindaco di Thiene, Gian Nico Tessari. Quando l´ho ascoltata, non ci ho pensato un attimo: sarà il mio secondo film!».Il jazz è l´elemento che fa da premessa, pretesto e amalgama umano, prima ancora che artistico, a questa vicenda. Un genere musicale osteggiato durante il Ventennio mussoliniano. Non si può scordare peraltro che uno dei figli del duce, Romano, con la sua jazz band conobbe fama internazionale. E proprio con Klein suonò. Distanze apparentemente incolmabili. È la forza della musica?«È senz´altro la forza della musica che parla un linguaggio universale: non necessita di traduzioni e parla a tutti. Ma è anche la forza degli animi sensibili e artistici quale era indubbiamente quello di Romano Mussolini, che fu anche apprezzatissimo pittore: un ristorante qui della zona espone con orgoglio i suoi quadri. Con Klein suonò a lungo soprattutto Lino Patruno: ci ha promesso un incontro per raccontarci tutto dell´Oscar “italiano”. Ci ha detto che una volta che i due erano in macchina diretti a Venezia, Klein deviò e lo condusse ad Arsiero e dintorni per rivedere i luoghi della difficile giovinezza. Improvvisò anche un concertino, ebbe un´accoglienza calorosissima».“Terre Rosse” è stato una rivelazione. Ed è stata la prova che un film può riuscire ottimamente anche se ai budget favolosi viene giocoforza anteposta la passione, la serietà e la competenza di un gruppo di amatori, come crediamo lei tutt´ora si definisca. “Oscar” si annuncia con analoghe premesse? «Esattamente le stesse, però con meno soldi a disposizione: i tagli ai Comuni e alla cultura sono stati particolarmente ... tempestivi nei nostri confronti. Per questo siamo particolarmente grati a un imprenditore, Gianni Costantini: gli è bastato vedere il nostro gruppo di volontari appassionati, ascoltare la storia e ci ha dato un aiuto determinante».La ricostruzione rigorosa di costumi, ambientazioni, cronistoria di eventi che s´intrecciano è la parte più impegnativa in sede di preparazione?«Cerco di curare molto anche la recitazione, e Oscar in questo mi sembra leggermente superiore a Terre Rosse, ma senza dubbio la ricostruzione è la parte che richiede maggiore impegno. E le ambientazioni: per esempio, il tempo che se ne va per rimuovere una segnaletica stradale moderna da un luogo adatto a una scena è una cosa difficile da immaginare...»Qual è stato finora il momento più emozionante della lavorazione?«La giornata trascorsa a Tonezza dove un´intera comunità ha partecipato alle scene della deportazione. Il grigio, il freddo, la giornata cupa a fare da sfondo a un evento tragico... Beh, è stata una cosa di grandissima intensità. Anche grazie all´aiuto dell´amministrazione comunale, lo ricordo volentieri. E poi le scene girate a Vicenza , con i mezzi militari tedeschi che sfilavano per la città».Con la famiglia Klein ci sono stati contatti? «No, sappiamo che c´è una sorella ma non siamo riusciti a sapere dove vive. Forse con l´aiuto di Patruno riusciremo a contattarla».

 

oscar

A quando l´uscita ufficiale? «Lavorazione conclusa entro quest´anno, poi c´è la post produzione. Speriamo di poter essere pronti per la primavera del 2013. C´è anche l´interessamento dell´Istituto Luce: la cosa ci ha sorpresi e inorgogliti molto. Anche perchè ci tengo ad anticipare che l´uscita del film in dvd sarà con una ricca dotazione di extra, a partire dalla ricostruizione della storia vera degli ebrei che erano qui nel Vicentino anche attraverso interviste a sopravvissuti realizzate in Svizzera. Sono testimonianze preziose, fondamentali per la memoria.Cosa vi attendete da “Oscar” rispetto a “Terre Rosse”? Magari potesse avere la stessa accoglienza! La seconda prova spaventa sempre un po´, ma abbiamo l´entusiasmo dalla nostra.

IL Giiornale di Vicenza giovedì 26 gennaio 2012 CULTURA, pagina 46

 
PRODUCT PLACEMENT.Quei gioielli “star” del cinema

Vicenza Oro Winter

Portare i gioielli al cinema è possibile, anche se si è una piccola azienda. E soprattutto fa vendere. È questo il messaggio lanciato ieri mattina a VicenzaOro Winter, durante il convegno “Un gioiello di film”, durante il quale Massimo Marnetto, del ministero dello Sviluppo economico, Licia Mattioli, presidente di Federorafi, Lamberto Mancini, segretario generale di Anica e direttore di Cinecittà, ed Elisa Coltri, di Cattleya, moderati da Francesca Medolago Albani di Anica, hanno illustrato alle imprese come promuovere il loro marchio sul grande schermo.

gioielli

L'incontro, introdotto dal direttore della Fiera Corrado Facco, è partito mostrando come i marchi possano avere visibilità in una pellicola o addirittura diventarne parte essenziale. «Finora però - sottolinea Marnetto - i gioielli sono entrati nei film in modo spontaneo, noi vorremmo creare occasioni strutturate e periodiche per estendere a tutti gli operatori interessati la possibilità di incontrare i produttori». Iniziativa apprezzata sia da Facco che da Mattioli. «Quale film è stato più efficace di “Colazione da Tiffany” per veicolare un marchio? - chiede la presidente -. O chi non ricorda la Vespa di “Vacanze Romane” che spopolò in Usa? Vogliamo allargare tutto questo al mondo orafo». E il cinema italiano, soprattutto entro i confini nazionali, ha dimostrato grande appeal, se come spiega Mancini, «in Italia 4 biglietti su 10 sono per film italiani, mentre in Germania o Regno Unito è 1 su 10. Per fare film, poi, ci sono formule che permettono di fare soldi e se un'azienda investe 1 milione di euro lo Stato ne restituisce il 40 per cento».

Coltri ha quindi illustrato i criteri di scelta e le opportunità, le tipologie di utilizzo e di comunicazione di un prodotto, dall'abbinamento al personaggio al fatto di calare l'oggetto nel mondo reale, al nominare il prodotto all'interno della scena, fino alla possibilità di abbinare all'uscita un concorso. Il budget? «Il minimo sono 15mila euro, ma se si tratta solo di far vedere il gioiello indossato e nominare l'azienda in un contesto coerente con la sceneggiatura può essere anche più competitivo. Anche le piccole aziende possono permetterselo, e soprattutto nel campo del gioiello non è difficile. Un marchio meno conosciuto, poi, non rischia di avere il boomerang, se nominato, di infastidire il cliente». Chi del mondo del cinema ha una notevole esperienza è Giuseppina Fermi, della Glamroom. Le sue creazioni sono state, tra le altre, indossate da Paola Cortellesi nel recente film “Nessuno mi può giudicare”, Stefania Sandrelli in “Saturno contro” di Ferzan Ozpetec o Piera Degli Esposti. “Per entrare nel mondo del cinema - spiega - il segreto è un ufficio stampa con molti contatti. Per riuscirci, però, bisogna avere molti pezzi di grande varietà, perché una produzione può tenersi 50 gioielli per mesi. Abbiamo realizzato anche gioielli su misura per il film. Dopo che la Cortellesi ha indossato le nostre collane, le clienti che ci avevano chiesto di farle leggere, ci hanno domandato di arricchirle».

IL GIORNALE DI VICENZA, 18 gennaio 2012 Maria Elena Bonacini

 
Veneto film commission

La nuova finanziaria propone di destinare 100 mila euro per creare l´agenzia regionale “Veneto film commission” che si occuperà di dare sostegno alle case di produzione che vogliono girare film e video in Veneto. Altri 300 mila euro, invece, verrebbero destinati ad aiutare tutte le sale cinematografiche venete (in primis le parrocchiali) a dotarsi delle attrezzature per poter proiettare film in digitale, visto che con quest´anno sarà anche l´unico formato distribuito dalle case di produzione. Sempre il nuovo maxi-provv! edimento per il 2012 che va ora all´esame finale cambia i limiti di reddito, adeguandosi alla legge, per concedere l´esenzione dalla spesa per i farmaci (si parla di circa 92 mila famiglie venete). Non solo: causa difficoltà attuali del mondo bancario cambia anche la natura del contributo di 25 mila euro concesso a chi acquisisce un alloggio “convenzionato” (non più per calare gli interessi, ma per pagarsi una parte della cifra). E infine si “ritagliano” dai fondi regionali soldi per imprenditoria femminile, artigianato e ricerca-innovazione nelle piccole medie imprese.

Il Giornale di Vicenza- martedì 17 gennaio 2012 –

 
Ciak, si gira Per gli Sleepy Garden Videoclip in Brenta

Girato a Nove, nelle terre della golena del Brenta, il primo videoclip della band bassanese dei Sleepy Garden.

Un back-stage semplice, ma efficace e dinamico, quello del gruppo musicale, una realtà emergente e che ha deciso di realizzare questo filmato a supporto del singolo dal titolo "Il giardino incantato".
Quattro i musicisti impegnati: Joe (Giovanni Cadore di origine novese) chitarra e voce, Criss (Christian Sonda) pure chitarra, Mauri (Maurizio Fogliato) al basso e Simon (Simone Ventura) alla batteria.
Le riprese si sono sviluppate nell´arco di un paio di giorni, sulla base di una sceneggiatura ben congegnata dal regista Aldo Grammatica.
I quattro elementi della band hanno voluto mescolare il loro stile rock, con solida ispirazione italiana, al paesaggio della natura.
A rendere più vivide le immagini i colori autunnali della vegetazione del Brenta, in particolare nello scenario suggestivo e fiabesco del Bosco Magico, creato dall´artista Roberto Costa e popolato di figure allegoriche, luoghi disegnati dai grandi sassi del fiume, sentieri intrisi di brine e nebbie di stagione.
«La nostra intenzione è condurre l´ascoltatore e lo spettatore del video, in un percorso carico di emozioni magiche, con i riff delle chitarre sapientemente miscelati tra loro - spiega Giovanni Cadore - Si tratta di un percorso in un mondo praticamente scomparso, non più esistente, ossia gli spazi naturali».
«Sovraffollamento, inquinamento, stress, ansie e tante costruzioni non lasciano più libertà di respiro e d´immagine».
Nei testi e nella musica de “Il giardino incantato" si può percepire la storia di uno di noi che cerca di lasciarsi alle spalle i patemi dello sconfortante paesaggio urbano, recandosi appena fuori città in un luogo vicino, dove spuntano fate e luoghi fiabeschi.
Proprio le figure femminile delle fate diventano muse ispiratri! ci per il brano musicale.

Fonte  Il Giornale di Vicenza, 14 gennaio 2012

 
Una band romagnola gira un videoclip nelle cave delle Priare a Montecchio Maggiore

Dopo la cantante Elisa che ha girato il video clip di “Someone to love”, Marco con “Quello che dai” e Jovanotti con “Come musica”, anche una giovane band emiliana ha scelto una location particolare e suggestiva nel Vicentino per il brano “The Game”.

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un film documentario tra Firenze ed il Grappa dedicato a Don Giulio Facibeni
Venerdì 13 gennaio alle 11 lAT di Bassano del Grappa si è svolta la presentazione ufficiale del film-documentario su don Giulio Facibeni che la Rai sta realizzando con riprese nel bassanese, in particolare nel Monte Grappa, e all’Opera Madonnina del Grappa di Firenze.
L’iniziativa è patrocinata dalla Provincia di Vicenza che l’ha inserita nel più ampio progetto di valorizzazione dei luoghi e delle memorie della Grande Guerra.

   facibeni             bassano
Sarà girato tra Firenze e Vicenza, il Grappa in particolare, il film documentario che Rai Cinema ha affidato al produttore Mauro Colombo e alla regista fiorentina Francesca Elia, da tempo impegnata ad approfondire la figura di don Giulio Facibeni. Al prete fiorentino, infatti, sarà dedicata la pellicola, che rende omaggio a un religioso ancora poco conosciuto nelle nostre zone, ma di straordinaria statura e di ineguagliabile spessore umano.C’è un filo che lega don Giulio al Grappa: egli fu proprio sul Massiccio cappellano militare durante la Grande Guerra. Lì nacque la sua devozione alla Madonnina del Grappa, tanto che a Lei, ferita dagli orrori del conflitto, volle intitolare l’Opera Madonnina del Grappa, che fondò a Firenze nel 1924: un’istituzione che diede speranza di futuro (lo studio, la formazione al lavoro, la possibilità di una famiglia) a tanti bambini, resi orfani dalla guerra. Lo chiamavano tutti il padre, e questa è proprio la sfaccettatura della personalità di Facibeni su cui la regista Elia intende soffermarsi con più attenzione. «Fu veramente un padre per migliaia di ragazzi, a ciascuno dei quali dedicava un affetto speciale. Quando don Giulio morì, si sentirono orfani per la seconda volta».Alcuni dei figli di don Giulio Facibeni sono bassanesi e vi sarà spazio anche per loro nel documentario.Il progetto è patrocinato dalla Provincia di Vicenza, dai Comuni di Firenze e di Vicenza: le riprese inizieranno proprio in questi giorni e il documentario sarà trasmesso in autunno 2012 su uno dei canali Rai.Da 23 anni è aperto per Facibeni un processo di beatificazione e dal 1996 è stato nominato «giusto tra le nazioni» per il suo strenuo impegno a favore degli ebrei perseguitati dai nazifascisti. Amico di Giorgio La Pira, è stato un modello di riferimento per generazioni di preti e di cattolici fiorentini: tanti i bambini che si sono avvicendati, negli anni, nelle aule e nelle officine dell’Opera Madonnina del Grappa, peraltro ancora attiva in vari ambiti dell’educazione, dell’accoglienza e della solidarietà. Medaglia d’argento in guerra, medaglia d’oro dall’università di Firenze per meriti educativi. Don Facibeni giunse a Rifredi nel 1912, come vicario nella Pieve a Santo Stefano. Fu subito instancabile nell’organizzazione di doposcuola e scuole serali per gli operai. Nel 1915 diede vita al nido per i figli dei richiamati: a seguire ci fu una lunga serie di iniziative a sostegno dei soldati al fronte e delle loro famiglie. Nel 1923 pose la prima pietra dell’Opera Madonnina del Grappa, inaugurata ufficialmente nel 1924. L’Opera divenne la famiglia dei senza famiglia.Per il nostro territorio è davvero un’occasione prestigiosa, un’opportunità per conoscere e far conoscere meglio un uomo straordinario, che proprio dal nostro Grappa trasse ispirazione e forza per il suo agire eccezionale.
Peraltro le maestranze che lavoreranno alla realizzazione del documentario sono tutte locali, scelte dalla regista Elia per l’alto livello di professionalità e per la conoscenza del Grappa, oggi e nella storia.
 
Cinema e video e il Vicentino

Cinema e video / international nel numero di Novembre/Dicembre 2011 riporta un articolo circa l'esperienza  di "Athena", serie tv coreana, che ha girato nell'estate 2010 in Veneto, fra Vicenza, la provincia e le Dolomiti Bellunesi.

Riporta anche che il premio Bronze Rooster è stato assegnato al documentario "I Palladiani" nella categoria turismo culturale di Art&Tur, il festival del film turistico di Barcelos (Porto).

QUI in allegato gli articoli

 

 
CURIOSITA'. Carri armati e camion diventano star nei film

MONTECCHIO. Il Museo delle forze armate presta spesso i suoi cimeli

MONT

Ciak si gira. La seconda guerra mondiale rivive a Montecchio con il Museo delle forze armate, armi ed equipaggiamenti, che in più occasioni ha prestato i suoi cimeli a registi di film e documentari . Carri armati, jeep Usa, sidecar e semicingolati tedeschi, camion da traino, motocarrozzette sono conservati in parte nell´azienda Svecom, in zona industriale, e in parte in un´area sulle colline di Brendola. Se n´è servito, tra gli altri, anche Dennis Dellai per i suoi film “Terre Rosse" ed “Oscar"; ma anche i fratelli Avati li hanno utilizzati per i loro documentari, senza contare le rievocazioni storiche a cui l´associazione “Cultori delle forze armate” ogni anno partecipa. Spesso, inoltre, i membri dell´associazione vengono ingaggiati per fare le comparse, uniformi e gradi compresi: «In un film ho interpretato un sergente americano - racconta Arsenio Sinico, grande appassionato e consigliere comunale di maggioranza -. Guidavo una jeep e dovevo partecipare ad un attacco». «Siamo l´unico museo in zona che raccoglie cimeli della seconda guerra mondiale - dice il presidente dell´associazione Giancarlo Marin -. Altri si focalizzano sulla prima guerra, noi abbiamo deciso di allargare il raggio». Al museo, visitabile tutte le domeniche dalle 9.30 alle 12.30, è possibile osservare anche cannoni, cannocchiali di precisione e pistole. Tra le particolarità, ad esempio, una macchina da scrivere tedesca con un tasto apposito per la sigla SS ed anche la documentazione di lavoro di Gino Cosaro. L´associazione, con il supporto del Comune, organizzato cicli di conferenze storiche: «Grazie a questi incontri - conclude Marin - spesso veniamo a conoscenza di storie ed episodi che hanno coinvolto i montecchiani». A.F.

IL GIORNALE DI VICENZA, giovedì 12 gennaio 2012 PROVINCIA, pagina 30